Un viaggio intenso tra passato e presente, radici familiari e storia globale: in «Città madre» Philip Dröge si mette sulle tracce di una città che è stata capitale coloniale, crocevia di civiltà, epicentro di vicende familiari e storiche. Per oltre tre secoli i suoi antenati vissero a Batavia — poi diventata la moderna Giacarta. Chi erano? Quali storie si celano dietro i nomi cancellati o dimenticati? E che cosa resta, oggi, di quella città madre?

Dröge intreccia diario di viaggio, reportage sul campo, racconto di famiglia e storia coloniale per raccontare l’evoluzione di una megalopoli dall’epoca olandese all’Indonesia indipendente: una città che ospita milioni di abitanti, abita memorie di repressione, schiavitù, migrazioni e speranze. In questo racconto emergono figure insolite – un soldato tedesco coinvolto in una “pulizia etnica”, una schiava di Sumbawa, un guardiano di harem olandese, una donna cinese con orecchie dagli lobi eccezionalmente lunghi – e con esse si apre un mosaico di relazioni, identità, violenze e sopravvivenze.

«Città madre» è così la biografia intima di una città e al tempo stesso la storia di chi l’ha abitata o ne è stato abitato: credi, fantasmi, epoche sovrapposte, ferite irrisolte. Una lettura che invita a riconsiderare il concetto di casa, radice, memoria e di città come organismo vivente che custodisce, nel suo tessuto urbano e umano, tracce del passato e germogli del futuro.

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